Mi è sempre
piaciuto molto scrivere all’aria aperta; in un parco poggiata sull’erba, o
seduta al tavolino di un bar con un cappuccino… una bolla da cui osservare il
mondo. Ne ho proprio bisogno. Stare seduta alla mia scrivania a casa non mi
basta spesso, ad un certo punto non ho più molto da dire, un mondo troppo
piccolo, lì dentro c’è solo il mio mondo, mi mancano gli altri, mi manca
l’aria, la gente che cammina, o che corre, i cani che fanno la pipì, i bambini
con lo zaino al ritorno da scuola, mi manca tutto questo per continuare ad
avere qualcosa da dire. Sono una guardona! Sì sì, lo ammetto, mi siedo qui a
questo tavolino, sorseggiando il mio cappuccino e spio il mondo. Osservo la
gente entrare ed uscire dalla farmacia qui di fronte, i padroni con i propri
cagnolini nel parco alla mia destra, la gente che mi passa accanto; da come
camminano le persone si possono capire moltissime cose. Mi creo tantissime
storie, è un gioco che ho sempre fatto in modo spontaneo. Le persone che
attirano la mia attenzione entrano nella mia personale visione di loro:
immagino cosa fanno, chi sono, dove sono stati e dove stanno andando, qual è la
loro età, se sono innamorati di qualcuno, quali sono i loro sogni, se oggi
hanno avuto una giornata dura o se al contrario è stata una giornata piacevole.
Ad esempio la signora al parco qui accanto con i due dalmata, secondo me si
chiama Anna, ha circa 60 anni, fa l’insegnante alle elementari o al massimo
alle medie, stamattina è stata dal parrucchiere perché ha una piega perfetta e
ama tantissimo i suoi due cani. E’ sposata con Mario, che è in pensione e sta
quasi tutto il giorno a casa ad aggiustare mensole che non sono neanche rotte.
Ad Anna piacerebbe fare un viaggio, iscriversi ad un corso di salsa con il
marito e vedere più spesso il figlio, che ormai è sposato con due bambini e tra
lavoro e famiglia ha poco tempo libero; però chiama la mamma quasi tutti i
giorni. Anna cucina abbastanza bene, ma non più con lo stesso amore con cui lo
faceva anni fa, mette spesso a dieta lei e il marito, ma dura poco, di solito
non più di due settimane, piano piano, in sordina comincia a ricomprare il
pangrattato per fare le cotolette e voilà, il marito torna felice! Di solito
vede il figlio con tutta la famiglia la domenica (ma non sempre) e in quelle
occasioni Anna è davvero felice di cucinare, perché cucina con amore, quello
vero. Anna ora se n’è andata, lei e i suoi dalmata altissimi, ed è tornata a
casa, ma prima ha fatto uno stop al tabaccaio, perché da poco ha ripreso a
fumare, giusto 2/3 sigarette al giorno, un vizietto dopo il caffè del
pomeriggio e dopo cena soprattutto quando rimane un po’ da sola a correggere i
compiti in classe dei suoi ragazzi…
Vengo
distratta dalla signora che parla davanti alla porta del bar (probabilmente con
un’amica), la signora si lamenta “sono utile perché stiro e pulisco…” “siamo
andati in agenzia ma ‘sto viaggio non è mai stato prenotato” , “tra le altre
cose questa bolletta della luce da 110 euro la devo capì mo”… ad esempio la
signora qui presente mi sa non ha avuto una gran giornata, o una gran settimana
pure… sembra un po’ insoddisfatta, probabilmente lo è. Ha delle unghie rosse
lunghissime, un jeans troppo attillato con un tacco 12 che stona col mollettone
viola che le tiene su i capelli. E si lamenta. Ormai sono 15 minuti che è qui e
si lamenta. Di lei ho poco da immaginare, senza volerlo mi ha già raccontato un
sacco di cose. “Signora, mi lasci qualcosa all’immaginazione però! Così mi
rovina il divertimento…”, penso. E ora vado a pagare il mio cappuccino, che
questo autunno comincia a farsi freddo e io me ne torno nel mio mondo.
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