Roma è una
giungla. E’ un marasma, una lotta alla sopravvivenza, a gomitate e calci, un
agglomerato de confusione e di disorganizzazione.
Mi devo sfogare ragazzi! In
questo mese mi capita spesso di essere a contatto con roba burocratica,
pratiche di cambio residenza, municipio e comune (che se mettessero d’accordo
fra loro prima o poi!), volture delle utenze in casa nuova, raccomandate per la
wind (perché la dovevano fa’ complicata pure loro)… insomma, mi tocca sbrigare
parecchi impicci per poi stare in pace (chissà se mai accadrà). Fatto sta che
quello che in qualsiasi altro comune ti fa perdere una giornata, a Roma è una
guerra lunga mesi…
La mia
avventura al Municipio di qualche giorno fa, ne è stata l’ennesima prova.
Devo
cambiare residenza! DEVO. Non è un optional, non lo faccio perché ho ‘sta
particolare voglia di compilare moduli incomprensibili e farmi due chiacchiere
con la signora del punto Info. Ma a Roma, nel mio municipio in particolare,
questa cosa non è chiara. Ebbene, compilo, mando modulo e mi presento al municipio,
dopo aver attentamente richiesto prima informazioni al comune. Mi trovo davanti
‘sta signora distrutta dalla vita (e ce credo), che con voce rauca e spenta
esordisce con “te tocca aspettà almeno du’ mesi che te risponneno alla mail e
poi te tocca tornà qua, t’avverto viecce alle 6 de matina, e se sei tra i primi
10 numeri della mattina te fanno la pratica de cambio residenza, forse”…
Allora, io
dico, già di per se è tutto abbastanza assurdo, ma quel “forse” finale mi ha distrutto.
Comincio a prende le sembianze della signora che ho davanti, a sentirmi quasi
in empatia con lei, quando capisco che devo reagire. “Signora, guardi… se non
cambio residenza entro qualche settimana, risulterò una non residente, perché
la casa dove risiedo ora è stata venduta, capisce che potrebbe essere un
problema?”… giustamente lei mi fa “ e che te devo dì!? Qua ve lamentate tutti
ma io la soluzione non ve la posso dà. Parlate col comune”. Comincio a
diventare rossa, l’empatia di pochi minuti prima si trasforma in odio, al che
con fare isterico (lo so, è così) e poco educato le faccio “Mi faccia parlare
con qualcuno che qualcosa mi può dire allora, perché è la seconda volta che
vengo qua e mi vengono dette cose diverse e non si capisce nulla e ora ho
bisogno di capirci qualcosa perché SO STANCA!”
Secondo me
qua è entrata lei in empatia con me, ha cambiato faccia, m’ha guardata con
compassione, e co ‘sto muso da nonna impensierita mi fa “ Senta signorì,
facciamo una cosa, me compili ‘sto modulo e la metto tra le pratiche urgenti,
che se glie pia ‘na cosa qualunque manco dal medico può andà senza residenza,
me dispiacerebbe troppo”… “Grazie signora, davvero, grazie!”
Le ho fatto
evidentemente pena… il mio tono isterico deve aver scatenato in lei una qualche
rimembranza di suoi momenti bui della vita.
Me ne vado
da lì con una sensazione di stress fisico e mentale che manco dopo 12 ore in
miniera, Roma mi distruggi! Ti amo… è vero… sennò da mo’ che sarei fuggita, ma
mi distruggi!
Ora… chissà
se e quando questa pratica sarà accettata come pratica urgente, chissà se
risulterò una barbona senza dimora fissa nei prossimi mesi, chissà se la
signora al Municipio andrà in pensione a breve, perché ora mi so’ impensierita
pure io un po’ per lei… alla prossima (perché ci sarà una prossima per forza
purtroppo!) le porterò un dolcetto di ringraziamento e magari mezzo sorriso
glielo strappo alla signora, che ne ha tanto bisogno secondo me.

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