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Il Virus della bipolarità


L’amore ai tempi del Corona-Virus si mostra pieno di difficoltà, ci mette alla prova e in alcuni casi ci fa sviluppare una pazienza sopra le aspettative, in altri ce la esaurisce quella pazienza. Ognuno sta prendendo questa situazione in maniera diversa, ognuno la sta subendo in modo diverso, perché ognuno ha i suoi problemi da superare in questo momento, che siano economici, psicologici, siamo un paese in fermo e questo porta con sé che l’anima corra molto più veloce di quanto può fare il nostro corpo. C’è un disaccordo totale tra mente e corpo e non è facile trovare un equilibrio in questo divario, trovare quel punto in cui si incontri la nostra parte interiore che corre nel mondo, con la pratica delle nostre azioni ferme a qualche tempo fa quando il mondo si è bloccato.
L’amore ai tempi del Corona-Virus… ci fa confrontare in modo più aspro non solo con l’altro ma anche e soprattutto con noi stessi in relazione all’altro, con cose che nella normalità non si ha il tempo di provare e che ci sono quasi nuove, o di cui abbiamo un vago ricordo di qualche raro e breve momento; oserei dire che ci stiamo conoscendo per la prima volta, ma non volendo esagerare dico che ci stiamo riconoscendo per la prima volta.
L’amore ai tempi del Corona-Virus è un amore bipolare, fatto di noia e intensità allo stesso tempo.
La noia di una nuova routine che è piccolina, stretta, imbalsamata nella paura e l’intensità di una vita racchiusa in pochi metri quadri che deve esplodere, espandersi e crescere per Essere.
Ecco, forse la mia più grande frustrazione di questi giorni viene dal non potermi “espandere” quanto vorrei, espandere me verso gli altri, espandere me nello spazio e nel tempo che è limitato ad una vita e che ho sempre odiato perdere. Ma poi ci penso e mi correggo, rendendomi conto che non sto probabilmente perdendo tempo se scelgo di non perderlo ma semplicemente di viverlo, anche se non è proprio come avrei scelto di viverlo. Questa è la mia bipolarità: tra momenti in cui piango tutto quello mi sto perdendo e momenti in cui mi rassicuro di non perdere nulla, ma acquisire qualcosa da tutto ciò. Ad ognuno la sua…
E poi c’è la bipolarità nei confronti della persona con cui stai vivendo tutto questo. Ci sono dei momenti che lo/a guardi e ti senti molto molto fortunato ad avere qualcuno con cui condividere e che sia lui/lei; in altri momenti ti sembra la più grande sfortuna e ti chiedi come cazzo farai a passare chissà quanto altro tempo chiuso in gabbia con l’altro essere vivente di cui accusi tensioni e nervosismi senza poterli sfogare adeguatamente.
 Quando racconteranno di questo periodo nei libri di storia, nessuno racconterà della bipolarità che ha portato con sé. Si riporteranno fatti, numeri, date, importanti certo, per non dimenticare chi abbiamo perso, come e perché; ma non si parlerà di chi è rimasto, di come è rimasto e di che cosa è successo in quelle piccole quotidianità un po’ sperse. Ho sempre pensato anche leggendo e studiando fatti passati che mi mancava un pezzo, ora forse mi accorgo che a mancare era il lato più umano e meno statistico, mi mancavano le citazioni del popolo, il libro era pieno di citazioni di politici, uomini di stato, condottieri, ma il popolo… il popolo sembrava muto. Chissà come verrà raccontata questa Pandemia nei prossimi manuali di storia… chissà se saremo muti e se avremo parola, chissà se a parlare sarà anche l’anima del mondo, o solo i numeri…
Ho cercato la definizione della parola “storia”. Ne ho trovate molte, ma riporto esattamente la prima in ordine che mi è apparsa: “Indagine o ricerca critica relativa a una ricostruzione ordinata di eventi umani reciprocamente collegati secondo una linea unitaria di sviluppo che trascende la mera successione cronologica propria per esempio della cronaca.”.
L’ho riletta più volte per cercare di trarne l’essenza, scelgo di riportare questa non perché sia la mia “preferita”, ma perché esattamente la prima. E pur non essendo la mia definizione scelta, mi soffermo sul concetto “eventi umani”, che quindi hanno in sé insiti l’Umanità, sia nel senso di insieme di esseri umani, sia nel senso di natura umana in quanto natura fragile e imperfetta.
Mi chiedo se questa fragilità, questa imperfezione che è veramente la base di questo periodo storico, insieme ovviamente ai fatti, sarà riportata, sarà parlata, sarà comunicata attraverso la gente, per la gente che verrà dopo di noi. Trovo importante, forse per come sono io o per cosa ricerco nella storia, che l’atmosfera, che è poi l’anima di ogni periodo, sia qualcosa di tramandabile e non soltanto di immaginabile da chi verrà. La storia che prende valore Umano per l’Umanità, così la direi…

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